Michael Freeman – La mente del fotografo

Michael Freeman - La mente del fotografo

Così esordisce Michael Freeman, nel suo libro La mente del fotografo:

 

È tutto automatico; basta premere un pulsante. La fotocamera è la stessa per tutti. [fa una pausa] La differenza la fa questa [indicandosi la testa].

Helmut Newton

Una citazione che sintetizza egregiamente lo spirito con cui si accinge a trattare la sconfinata materia della creatività fotografica.

Michael Freeman è un fotografo britannico specializzato in reportage, viaggi e archeologia. Ha pubblicato, a partire dl 1978, più di 40 libri a tema fotografico, di cui molti a scopo didattico/divulgativo. Collaboratore fisso (fino al 2008, e per più di 30 anni) dello Smithsonian Magazine, è un professionista di altissimo livello ed un profondo conoscitore dell’arte dell’immagine; i suoi libri sulla pratica fotografica ne prendono in esame molteplici aspetti, dallo studio della composizione alle tecniche di ripresa, fino alla post produzione e all’elaborazione digitale.

L’opera che vi presento in questo articolo fa parte di una ideale “collana” di volumi che esplorano tre differenti aspetti del “processo fotografico”. Essi sono:

  • L’Occhio del fotografo, che illustra i principi di corretta composizione dello scatto;
  • La Mente del fotografo, dedicato principalmente all’idea fotografica (e alla realizzazione pratica);
  • La Visione del fotografo, che si pone come obiettivo l’interpretazione e l’analisi dello stile e delle opere di grandi autori, con l’intento di trarne insegnamento.

Ho deciso di recensirne uno in particolare, La mente del fotografo, poiché è quello che mi è parso più intrigante e “meno convenzionale” della triade. Il concetto di trattare l’idea che sta alla base di una buona fotografia offre a mio parere un’infinità di spunti e nozioni molto utili se si vuole non solo migliorare la propria “tecnica”, ma sviluppare la sensibilità e l’intuito indispensabili per diventare un ottimo fotografo. Inoltre, i principi di composizione fotografica sono stati analizzati e sviscerati da un’infinità di autori diversi (compreso il buon Corrado che ne parla in questo articolo); per quanto riguarda la visione dei grandi maestri… beh, spero che le recensioni dei loro libri in questo blog vi spinga ad approfondirla il più possibile!

Innanzitutto, un cenno allo stile (letterario, se così si può dire) di Michael Freeman. Il suo metodo di insegnamento è diretto, pratico, essenziale: fa largo uso di immagini esplicative (scattate da egli stesso o da altri grandi professionisti), corredandole spesso con schemi in sovrapposizione per chiarire ulteriormente i concetti, ad esempio, di “vettori”, “linee guide” ed “equilibrio”.

Tuttavia, è un errore pensare che la trattazione di Freeman sia totalmente pratica, e ridurre i suoi libri a “manuali” di fotografia tout court. Ciò è particolarmente evidente ne La mente del fotografo, ed è uno dei motivi per cui è stato un vero piacere leggerlo. In esso, approfittando della natura prettamente “di pensiero” del tema trattato (benché si spinga sul finale sempre più verso l’esecuzione reale dell’immagine), l’autore prende in esame con grande acume e competenza stili e correnti artistiche, di design, di moda, portando ad evidenza il fatto che una buona fotografia è principalmente arte e, come tutte le arti, è in costante evoluzione e cambiamento. Anzi, sottolinea, la natura democratica della fotografia, il fatto cioè che chiunque possa cimentarvisi, la rende se possibile ancora più mutevole e variegata.

E quindi, tornando alla domanda che si propone di affrontare questo libro:

Che cos’è una buona fotografia?

Per analizzare la questione, Michael Freeman suddivide il volume in 3 principali sezioni:

  • L’Intenzione;
  • Lo Stile;
  • Il Processo.

In queste tre fasi fondamentali si sviluppa il “flusso” che porta alla creazione di un’opera fotografica degna di nota.

Nel primo capitolo, l’Intenzione, viene presa in esame l’intuizione originale (ancora prima di considerare composizione, luce, tecnica). E si parte dal dilemma secolare: che cos’è il bello?

Personalmente, trovo che questa prima trattazione sia quella che rende questo libro così interessante (rispetto ad altri manuali). Freeman, nell’esplorare le mille sfaccettature di tale tematica, ci accompagna in un excursus attraverso ciò che l’umanità considera, unanimemente, “gradevole alla vista” (sia in fotografia che in molteplici discipline artistiche). Nel fare questo, egli s’interroga anche su cosa possa rendere “belli” soggetti che normalmente non lo sono; ad esempio, cita la serie “Earthly Bodies” di Irving Penn (1949/1950), in cui il famoso fotografo immortala nudi di donne formose ponendole sotto una nuova luce (anticipando di circa 70 anni il trend curvy); oppure, le inquietanti “nature morte” di carcasse di animali trovate nel deserto di Frederick Sommer – oltre che a numerose altre opere di simile concezione.

Di paragrafo in paragrafo, altri aspetti chiave dell’intenzione fotografica vengono analizzati: per dirne alcuni, il sublime, cliché e ironia, la rivelazione, il nobilitare l’ordinario. La trattazione di Freeman è profonda ed esaustiva, acuta e puntuale. Sono sicuro che la maggior parte di voi lettori troverà in questo primo capitolo più di uno spunto d’ispirazione, e inizierà già a “vedere il mondo” con un’altro occhio. Personalmente, credo che molti degli insegnamenti contenuti in questo primo capitolo siano già più che sufficienti per dare una “spinta” importante alla propria competenza fotografica!

Il secondo capitolo, “lo Stile”, è più focalizzato sulla fase di “impostazione” vera e propria dell’immagine (attenzione: “impostazione”, e non “realizzazione”, che è la fase successiva). Cosa considerare prima di premere il pulsante di scatto? Qual è l’idea (appunto!) che voglio trasmettere?

 

Si potrebbe banalizzare il tutto come semplice trattato di “principi di composizione” (e non si può negare che essi abbiano un’importanza considerevole nel capitolo), ma non è affatto così. Infatti, sono molteplici gli aspetti che Michael Freeman porta alla nostra attenzione: la gamma espressiva, l’armonia (con particolare attenzione alla componente cromatica), Low and High Graphic, il minimalismo, il disordine programmato. La grande varietà di esempi proposti, e soprattutto la rara possibilità che ci offre l’autore di visionare anche gli “scarti” di alcune sue immagini, in modo da seguirne il processo compositivo, consentono di apprendere in maniera chiara ed esaustiva i principi trattati. Ciò detto, bisogna fare attenzione a prendere il libro di Michael Freeman per quello che è: un’infarinatura, un assaggio di stilemi, tecniche e visioni artistiche, la cui singola trattazione potrebbe tranquillamente riempire un intero libro. È soprattutto una presentazione, un invito ad approfondire la propria conoscenza e a spingersi ancora più in là.

A tal proposito, di grande utilità è la nutrita bibliografia che viene riportata, e soprattutto una lista di “parole chiave” (in un pratico riquadro denominato “internet”) che guida ad una ricerca ponderata sui motori di ricerca. Un’aggiunta intelligente che non può che far piacere.

Infine, nel terzo ed ultimo capitolo, “Il Processo”, viene illustrata la vera e propria realizzazione dello scatto, ciò che concerne la “tecnica” in senso stretto. E anche qui, sarebbe riduttivo declassare “La mente del fotografo” a semplice manuale pratico di fotografia. La varietà di tecniche analizzate, la competente trattazione, nonché la scelta di basare la propria trattazione non tanto sul “come si fa” ma sul concetto alla base di ogni singola immagine rende il lavoro di Freeman estremamente utile per chi voglia ampliare la propria “tavolozza fotografica”. Tanto per fare degli esempi, vengono presi in considerazione processi come la composizione interattiva, i tempi e il movimento, il look iperrealistico, carico, spento o luminoso. Il metodo è rigoroso, pratico, essenziale; il processo creativo è preso in esame in ogni suo punto, dalla scelta dell’obiettivo, delle impostazioni della macchina, fino alla postproduzione.

In conclusione, un libro imprescindibile, una preziosa guida che vi introdurrà ad una concezione molto più profonda, ragionata e competente dell’arte fotografica.

Intendiamoci: non sto dicendo che, al termine della lettura, sarete pronti per proporvi alla International Press o a Vogue. Ma vi garantisco che, se inizierete a seguire almeno la metà dei consigli di Michael Freeman, e a metterli in pratica, la qualità delle vostre fotografie migliorerà notevolmente. Come dice Helmut Newton, la vostra testa fa la differenza!

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