Ieri, Oggi, Domani – Cile

Ieri, Oggi, Domani - Cile

Va bene, lasciamo perdere la questione della mappa geografica almeno per il momento. Nessuna casualità nella scelta del prossimo paese da visitare: dall’Argentina seguiamo un percorso più logico scavalcando “agilmente” le Ande e approdando in terra cilena. Il Cile è una sottile e lunga striscia di terra che scorre come una zip lungo buona parte del continente sudamericano, fino alla Terra del Fuoco. Ma aspettate…

Breve inciso prima di proseguire nel viaggio. Personalmente non conoscevo il cinema cileno prima della diffusione di Tony Manero; il film che portò alla ribalta il talento di Pablo Larrain. Questa pellicola assieme ai successivi Post Mortem e NO costituiscono una sorta di trilogia ideale che rovista nella ferita rimasta aperta nella storia di quel paese: la dittatura di Pinochet.

Le strada che Larrain percorre per ricostruire questa vicenda non è agevole, anzi, a volte risulta tortuosa, quasi ingannevole, tanto che si ha l’impressione di perdersi. Per la complessità e soprattutto la reazione che questi film hanno saputo suscitarmi, ho pensato di soffermarmici. È un viaggio non solo nello spazio ma anche nelle pieghe di una vicenda che si dipana dal 1973 al 1988. Il Cile odierno è probabilmente il risultato di quell’esperienza, il cinema può fornire una chiave di lettura che non esaurisce la questione, così come un viaggio di qualche settimana non ti permette di conoscere un paese in maniera esaustiva. È comunque un primo passo…

NO A LA GUERRA CIVIL

NO di Pablo Larraìn (2012)

noPartiamo dal fondo, dal momento in cui il Cile ha detto “No” ad altri otto anni di presidenza di Augusto Pinochet. Le pressioni internazionali hanno convinto il generale a indire un referendum che convalidi democraticamente il proprio potere e che permetta ai cittadini cileni di decidere del proprio futuro. La pellicola, l’ultima di quest’ideale trilogia, racconta i giorni in cui il comitato del “No” si organizza per dare battaglia a Pinochet.

All’apparenza potrebbe sembrare il film più agevole del trittico, eppure si percepisce da subito che i livelli di lettura sono molteplici e forse addirittura più sottili delle precedenti pellicole. René Saavedra – interpretato da Gael Garcia Bernal – è un giovane pubblicitario, cresciuto all’estero e ora affermato professionista in Cile. Viene contattato dal comitato del “No” per intavolare una strategia che possa davvero puntare alla vittoria. Il comitato ha quindici minuti al giorno a disposizione, uno spazio televisivo risicato nel quale raggiungere la maggior parte dei telespettatori/votanti cileni. I primi tentativi hanno prodotto spot cupi, strazianti, che rendevano conto dei crimini perpetrati dal regime. René parte proprio da qui: per vendere il loro prodotto devono assolutamente approntare una campagna che sia più attraente, che assimili la scelta del “No” a quello di felicità e che non menzioni il dolore, o la dittatura, o la guerra civile. Gli spot assumono un tono scanzonato, con immagini spensierate e colorate rese ancora più allegre da un brano che diventa subito un tormentone.

Ed è qui che nasce il conflitto perché se le motivazioni di René sono dettate da un pragmatismo derivato dalla sua esperienza e dalla sua formazione, è del tutto comprensibile che molti esponenti del “No” vedano con rabbia questo approccio. I morti, i desaparecidos e le torture dove sono finiti? La stessa ex compagna del protagonista gli rimbrotta che la sua strategia pubblicitaria non è altro che la copia della copia della copia. La riduzione a prodotto appetibile di un naturale slancio verso la democrazia. Accettando la visione di René si accoglie, per certi versi, una visione del mondo in cui tutti, prima che cittadini, siamo consumatori. La democrazia è un prodotto molto più valido della dittatura. Provare per credere.

Appunti di viaggio:

  1. —> Il film è girato con telecamere d’epoca in modo tale da amalgamare esteticamente il materiale di repertorio a quello di finzione. Molte sequenze del film sembrano concepite come spot. Quando i personaggi sono impegnati in lunghe discussioni la telecamera li riprende in luoghi diversi, mentre il discorso rimane in continuità. Come a dire che per mantenere l’attenzione del pubblico è necessario offrire sempre qualcosa di nuovo.
  2. —> All’inizio del film René presenta lo spot per una bibita, introduce il discorso affermando che il Cile è ormai pronto per questo nuovo tipo di linguaggio, è pronto insomma per il futuro. Ripeterà le stesse parole presentando il primo spot al comitato del “No”…

XX X XX GUERRA CIVIL

POST MORTEM di Pablo Larraìn (2010)

post_mortemRibaltamento. Dall’inizio alla fine. Dal referendum che potrebbe porre fine alla dittatura di Augusto Pinochet al momento che la generò. Post Mortem indaga il trauma, analizza la morte di un governo democraticamente eletto, ucciso da un colpo di pistola che lo stesso presidente Salvador Allende ha esploso contro se stesso.

Larrain affonda le mani in questa materia alla maniera del chirurgo, esaminando il cadavere di Allende: l’autopsia del corpo diventa autopsia di una nazione, o meglio, di una democrazia ammazzata. Tuttavia il punto di vista non è del medico che ha operato l’indagine, bensì quello di un semplice funzionario che annota con la macchina da scrivere i risultati addotti durante l’autopsia.

Mario, il funzionario in questione, vive completamente distaccato dalla realtà che lo circonda, come se non avesse un suo peso all’interno della storia. Vive solo nell’illusione di poter conquistare Nancy, una ballerina del varietà con una personalità tutt’altro che facile. I suoi occhi, la sua attenzione e i suoi desideri sono rivolti unicamente a lei, tanto da escludere il resto. Al contrario di Mario, Nancy vive il suo tempo, legandosi a un attivista comunista che sostiene Allende e il suo esecutivo. Quando Pinochet prende il potere Mario non cambia sostanzialmente la sua routine, i cadaveri che si ammassano nell’ospedale in cui lavora non sembrano scuoterlo. La possibile guerra civile si è subito riassorbita in una nuova quotidianità. I mezzi corazzati che abbiamo visto attraversare le strade nell’incipit del film hanno letteralmente schiacciato un paese e forse anche le illusioni di Mario. Nancy infatti, nascosta dal funzionario in una rimessa, continua a frequentare l’attivista ormai ricercato e il protagonista reagirà alla delusione nell’unica maniera che conosce: cercando cioè di nascondere alla sua vista ciò che è accaduto.

XX X XX XXXXX XXXXX

TONY MANERO di Pablo Larraìn (2008)

TonyManeroTorniamo da dove tutto è cominciato, almeno per me. Da quel film del 2008 che mi ha davvero spiazzato. Raramente succede di sorprendersi così. Quella violenza del tutto inattesa, quello sguardo inedito sulla realtà così estraniante e peculiare, ribadisce le potenzialità del cinema e del suo linguaggio. Esistono davvero strade infinite per raccontare il proprio tempo…

Chi è Tony Manero? No, no è John Travolta de La febbre del sabato sera. O meglio, sì, è quel personaggio verso cui Raul Peralta – il protagonista – tende con tutto se stesso. È lui Tony Manero, tanto che ci dimentichiamo presto il suo vero nome. Similmente a Mario di Post Mortem, entrambi interpretati da Alfredo Castro, Raul incanala la sua esistenza verso una realtà di pura finzione. Ciò che conta è avvicinarsi al suo mito il più possibile, mettendo in piedi uno show sgangherato e squallido nel locale dove lavora e dimostrando le proprie capacità in un noto programma televisivo. Niente può distoglierlo dal suo obiettivo e chi lo ostacola finisce malamente. Chiedere al proiezionista della sala cinematografica che sostituisce la Febbre del sabato sera con Grease: madornale errore. La vita reale di Tony/Raul non ha significato, la vita degli altri non ha significato. Va da sé: anche ciò che avviene intorno al lui non ha significato. La guerra civile e la dittatura sono scomparsi, cancellati da uno sguardo che tende ossessivamente alla trasformazione in Tony Manero.

In qualche modo la pellicola sancisce il primo passo verso una riflessione sullo sguardo che si esemplifica nelle successive pellicole. Raul, così come Mario e René tendono a non guardare quello che avviene o ciò che è accaduto; aspirano ad altro, a un’illusione prodotta molto spesso dalla cultura di consumo. Lo stesso Mario di Post Mortem, innamorandosi di una ballerina del varietà, sembra accostarsi a un mondo del tutto fittizio.

Arriva sempre il momento in cui l’illusione si infrange. Per Raul questo avviene durante la partecipazione al programma televisivo, dove se la dovrà vedere con molti altri Tony Manero. Tanti cloni che in qualche modo mi ricordano l’accusa rivolta a René: «La tua compagna non è altro che la copia della copia della copia.»

Questi tre personaggi trovano comunque il modo di superare il trauma in seguito al disvelamento dell’illusione. René gettandosi in una nuova compagna pubblicitaria; Mario escludendo Nancy dalla sua vista e Raul? Dipende da come andrà il suo concorso ovviamente…

Appunti di viaggio:

  1. —> Alfredo Castro sta al cinema cileno come Ricardo Darín a quello argentino. Il successo di Larrain è legato anche a questo straordinario attore.
  2. —> “No a la guerra civil” è un murale che a poco a poco viene cancellato nel corso degli eventi raccontati dal film Machuca di Andres Wood del 2004. È la storia di due giovani studenti molto diversi tra loro negli anni dell’avvento della dittatura.
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