Franco Fontana: “Fotografia Creativa” (ovvero, come purificare la propria essenza fotografica).

Franco Fontana: “Fotografia Creativa” (ovvero, come purificare la propria essenza fotografica).
Franco Fontana: “Fotografia Creativa” (ovvero, come purificare la propria essenza fotografica).

Bando alle cartoline, sto parlando di fotografie, una forma d’arte. Franco Fontana

Estate, agosto 2017. Un caldo pazzesco, soffocante. Finisco l’ultima pagina del libro di Franco Fontana e lo ripongo pensoso sulla scrivania. Guardo fuori dalla finestra. Nonostante il caldo, è una bellissima giornata, mi dico. Mi volto verso l’armadio, da dove la mia Nikon mi guarda seducente. Mi alzo. Prendo il mio obiettivo preferito, l’85mm, e lo monto. Esco. Vado a fotografare.

Ok, sarò onesto con voi lettori. L’incipit di questo post non corrisponde totalmente alla realtà. Tanto per cominciare, non ero a casa mia ma a Fermo, nelle Marche. E, mio malgrado, non avevo con me il mio fido 85mm. Ad essere del tutto sinceri, neanche la Nikon.

Però, in effetti, faceva un caldo pazzesco.

Ma ho introdotto con questa scena il mio articolo perché, alla fine della lettura, le sensazioni che ho provato sono state proprio quelle. Credetemi: se c’è un libro che può prendervi, smontarvi, e riportarvi alla gioia di fotografare per il puro gusto di farlo, e di farlo in un modo nuovo, è proprio “Fotografia Creativa” di Franco Fontana.

Qualche parola, doverosa, sull’autore. Classe 1933, modenese, Franco Fontana è uno dei fotografi più riconoscibili e originali del panorama italiano degli ultimi 40 e più anni. Totalmente autodidatta, conquistato e infuocato da quella scintilla meravigliosa che è la fotografia, decide nel 1961 di dedicarsene a tempio pieno. La sua carriera è a dir poco sfolgorante: espone nel 1963 alla terza Biennale del Colore a Vienna, per poi passare a Torino e Modena. Da lì in poi, la sua ascesa è stata inarrestabile. Le sue opere sono esposte in tutto il mondo, in musei del calibro del MoMA di New York, il Victoria and Albert Museum di Londra, il Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris. Ha collaborato con innumerevoli riviste e giornali, ed ha ricevuto decine di premi ed onorificenze, fra cui una Laurea Honoris Causa in Design Eco-compatibile presso il Politecnico di Torino.

Ma è soprattutto il suo stile unico, inconfondibile, che si ritrova anche nei suoi lavori più commerciali, a renderlo veramente speciale. Franco Fontana non fotografa, semplicemente: crea opere d’arte.

E difatti, il sottotitolo di “Fotografia Creativa” è “Corso con esercizi per svegliare l’artista che dorme dentro di te”. Un po’ pretenzioso, certo: ma quantomai corrispondente alla realtà.

La fotografia è un pretesto”, recita uno dei primi capitoli dell’opera. Ed è vero. La fotografia non è che un mezzo per catalizzare la nostra realtà, la nostra visione del mondo, la nostra più pura essenza. Ma tutto ciò ha un costo. E il primo strumento indispensabile, dice Franco Fontana, è l’umiltà.

Banale, direte voi. Ma la questione è molto più complessa di quanto ci si aspetterebbe: condizione indispensabile per esprimere veramente sé stessi è, infatti, conoscere sé stessi (“gnozi seauton”, in greco, come cita magistralmente Fontana). E per fare ciò, è necessaria un’umiltà molto più profonda di quella, banalmente, dell’allievo verso il maestro: l’umiltà di affrontare sé stessi. Ed è tutta un’altra storia.

Già scossi, vero? vi aspettavate un normale manuale di fotografia creativa e invece BAM! Conosci te stesso. Umiltà. Greco.

Perché è questa la componente che rende così straordinario “Fotografia Creativa” (e il suo grandissimo autore). Vuoi imparare a fotografare? Benissimo. Metti giù la macchina fotografica. Fatti delle domande. Perché lo fai? Chi sei? Cosa significa, per te, veramente, fotografare? Quel paesaggio, è veramente solo una distesa di fiori, o è qualcosa di più? Cosa ti colpisce nello sguardo di quel bambino? Cosa rappresenta per te l’architettura di quel palazzo?

Devo per forza riportarvi un estratto, per farvi capire meglio di cosa sto parlando:

Io faccio così quando fotografo. A volte mi succede di trovare un paesaggio così irresistibile che dimentico tutto il resto. Lascio andare desideri, rancori, aspettative, la fretta. Lascio andare l’idea del passato e quella del futuro e rimango solo io, con la mia macchina e il mio paesaggio. Me ne lascio permeare: io divento il paesaggio e il paesaggio diventa me. Lo vivo. Permetto al paesaggio di riempire il mio vuoto, ne gioisco, e solo allora scatto. Mi piace dire che il paesaggio attraverso di me si fa l’autoritratto.

Bello, no? Ed è solo l’inizio.

Un flusso ininterrotto, costante, di narrazione biografica unita a riflessioni profonde sull’estetica, sull’immagine, sul significato delle immagini vi cattura e vi trascina con sé. Filosofia, Zen, design, tecnica, composizione, colore, bianco e nero, linee, paesaggi, ritratti, nudi, edifici, architettura, e poi ancora immagini commerciali, creatività, vivere di fotografia: ogni cosa si fonde, si unisce, diventa un fiume che sbocca nel mare della scoperta. Panta Rhei, direbbe Eraclito: tutto scorre.

E in fondo, 11 esercizi “pratici” per mettere alla prova voi stessi. Ah, finalmente si va sul pratico, direte voi. Niente affatto. Non posso anticiparvi nulla, perché non voglio privarvi della gioia di scoprire cosa ha in serbo per voi Franco Fontana. Ma vi garantisco che il tipo di prove a cui vi sottoporrà vi costringeranno a rivedere tutto del vostro “stile” fotografico – e non solo.

Mentre scrivo questa recensione, sfoglio il libro per decidere di cosa parlarvi. E più sfoglio, più mi rendo conto che sintetizzare l’opera di Franco Fontana (174 pagine, nota bene) in un semplice articolo è pressoché impossibile. Paragrafo dopo paragrafo, citazione dopo citazione che mi piacerebbe inserire, non so decidermi. Tutto è egualmente importante. Ogni frase, ogni concetto espresso è un mattone che costruisce un edificio mirabile, perfetto, che si eleva verso il cielo.

La perfezione del cerchio, che non ha né inizio né fine. L’importanza del vuoto. Lo spazio relativo. La forma. Il colpo di fulmine. Il contrasto. Cancellare per eleggere. Forse il paragrafo più “familiare” è quello dedicato alla Sezione Aurea – e anche lì Fontana va molto oltre la classica analisi scolastica.

Ad ogni pagina che leggerete, vi si aprirà un mondo nuovo, e contemporaneamente il “vostro” mondo, quello in cui fino ad ora vi siete rifugiati così confortevolmente fino ad ora. Improvvisamente, capite che c’è un altro modo di fotografare, che forse non avete mai neanche considerato. Ritrovate il brivido di quando vedevate un bellissimo tramonto, e scattavate, e ciò che usciva, qualunque cosa, vi sembrava bellissimo. Lo stesso brivido che ora, anni dopo, vi rendete conto di aver perso perché, diciamocelo, i tramonti sono tutti un po’ uguali.

E invece no. Si può fare di più. Si deve fare di più. Siamo contenti così? Siamo veramente i fotografi che vorremmo essere? Non facile la risposta è, direbbe Yoda.

Mi rendo conto che è una recensione un po’ anomala la mia, ma d’altronde anche l’opera in questione lo è. Vorrei trasmettervi anche solo una stilla delle emozioni che ho provato leggendola; spero, almeno un pochettino, di esserci riuscito.

Fatevi un regalo: leggete il libro di Franco Fontana. Ciò che imparerete è la cosa migliore che vi possa capitare… e contemporaneamente la peggiore.

 

 

Per le immagini di questo articolo © Franco Fontana.

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