Come migliorare le proprie fotografie di viaggio

Come migliorare le proprie fotografie di viaggio
Come migliorare le proprie fotografie di viaggio

Ovvero 5 consigli (non così ovvi).

Perfetta conoscenza della tecnica fotografica, tempi, diaframma, iso, DOF e tutto il resto? Check. Accurato studio della composizione, rispetto ferreo della regola dei terzi e spirale aurea? Check. Panning? Long Exposition? Bokeh? Check. Macchina fotografica con obiettivo f 1.2 per cui ho ceduto il quinto della pensione di mia nonna che (ingenua) pensa sia destinato ai miei studi? Check.

Ma allora perché, perché le mie foto di viaggio continuano a somigliare tanto alle diapositive che mia suocera proiettava nella sonnolenza generale di ritorno dal viaggio alle Maldive?!?!?!?

Come avrete già immaginato, cari lettori, purtroppo io non ho e non posso avere la risposta a questa domanda che, prima o poi, nel difficile cammino dell’aspirante emulo di Steve McCurry sorgerà sicuramente – e tuttavia confido che alla fine possiate trovarla da soli.

Posso però aiutarvi elencando almeno 5 suggerimenti (di carattere piuttosto generale, ma forse troppo poco presi in considerazione) che derivano direttamente dalla mia esperienza (dove per esperienza intendo errori, delusioni, frustrazione, e impietoso confronto con altri molto più bravi di me). Forse dopo questi consigli fare belle fotografie di viaggi non sarà facile, ma forse meno difficile.

Spero vi siano utili, e che siano un mio personale contributo al vostro miglioramento nell’arte fotografica!

1. Essere preparati… Davvero.

Cosa significa “essere preparati”? Come suggerisce l’etimologia del termine, indica uno stato mentale e fisico che sia il più adatto possibile all’atto fotografico vero e proprio. Banalmente, sapere le basi della fotografia.

Ma moltissime volte l’errore del principiante è sottovalutare l’importanza specifica che ha quest’avvertimento: essere cioè pronti non solo in senso generale (e si suppone che voi lo siate), ma pronti anche nell’immediatezza del momento. E questo è di fondamentale importanza in un genere fotografico imprevedibile e variegato come quello di viaggio (analogamente a quella di strada, che ne è per certi versi il cugino).

Vi faccio un esempio lampante. Siete nella caratteristica metropolitana di New York, che notoriamente è luogo denso di persone, luoghi e situazioni adatti a uno scatto interessante.

Improvvisamente, un mimo con il classico trucco sul viso e la tuta aderente che sta intrattenendo i viaggiatori sulla banchina vede una bellissima bambina bionda, si china e le offre un gigantesco e colorato fiore di cartapesta. Lei sorride gaia e lo accetta festosamente. Il punto di vista è perfetto, li vedete esattamente di profilo, non ci sono persone e cartelli sullo sfondo, siete alla distanza adatta, è il momento ideale! Alzate la macchina, fate per premere il pulsante di scatto e… Avete appena scattato, 5 minuti prima una passabile fotografia al Rockefeller Center alle 14 del pomeriggio, in una splendida giornata di sole. Ragion per cui, la vostra fotocamera è impostata con f11, iso 100 e 1/250 di esposizione. Ciononostante scattate e, data la scarsa luce in metropolitana, la foto che ne risulta è nera come la pece. Trafelati, cercate di impostare correttamente la macchina, ma dovete A. Cambiare diaframma B. Cambiare ISO C. Cambiare i tempi e sperare che, se siete in manuale, l’esposizione sia correttamente pesata sui 2 soggetti. Ah, e non ho considerato l’infausta situazione in cui un momento prima abbiate utilizzato l’autoscatto, nel qual caso siete, per dirla in breve, perduti. E nel frattempo, il mimo ha già salutato la bambina e si accinge a una banale esibizione fingendo di muovere una porta.

Capite cosa intendo per “preparazione”?

Un dettaglio spesso trascurato è l’utilissima abitudine di mantenere continuamente “aggiornati” i propri settaggi non appena ci rendiamo conto di essere in un ambiente differente da quello da cui provenivamo. Per cui, è buona norma, anche se sembrerebbe che non ci sia nulla di interessante da fotografare, e stiamo semplicemente spostandoci da un luogo all’altro o prendendoci una pausa, scattare comunque una foto di prova e verificare che, all’occorrenza, nulla si frapponga fra noi e il nostro scatto. Il 99% delle volte non servirà a nulla, probabilmente: ma quell’1% in cui porteremo a casa uno scatto che altrimenti avremmo perso per sempre ci ricompenserà ampiamente.

A mero titolo di esempio, vi presento un paio di scatti che sono riuscito ad ottenere praticamente solo alzando la camera e scattando (o comunque girando giusto una ghiera). Guardate la foto del ragazzo sulla ringhiera, ad esempio: l’ho inquadrato e lui si è messo in questa posa. Pensate che sarebbe stata così naturale se avessi scattato, guardato la foto nello schermo, modificato i parametri e rialzato la camera?

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2. Banalità

So che è… Ok, banale. Però non si ripeterà mai abbastanza questo concetto.

Mettiamola così: ogni volta che siete di fronte ad un monumento storico di portata mondiale, ogni volta che nel vostro mirino c’è la Tour Eiffel, il Louvre, la Statua della Libertà, Il Gran Canyon, il Colosseo, la torre di Pisa e, Dio non voglia, la Gioconda, e voi siete sul punto di scattare la solita, abusata foto frontale con il rispetto della regola dei terzi, dovreste sobbalzare a causa di una vocina stridula che vi urla nell’orecchio:

BANALITÀ!!!! BANALITÀ!!!! BANALITÀ!!!! BANALITÀ!!!! E diventa sempre più fastidiosa.

Perché credetemi, non c’è nulla di più improduttivo di limitarsi a fotografare un soggetto iconico in maniera banale e passare oltre dicendosi “d’altronde, che vuoi farci, ormai l’hanno fotografato in mille, faccio la foto ricordo e mi butto nei vicoli della periferia dove sicuramente troverò l’analogo della ragazza afghana di McCurry.”

Invece, anche solo a fini “didattici”, è molto utile cogliere l’occasione per cercare di far uso d’inventiva ed uscire un po’ dagli schemi. Certo, non è detto che ne uscirete con una fotografia da incorniciare né che sarà facile trovare un espediente originale (spoiler: sarà pressoché impossibile).

Ma, e qui è il punto in cui faccio parlare artisti molto più bravi di me, basta fare una breve ricerca su 1x per rendersi conto di come, con un po’ di fantasia, tecnica e, è doveroso dirlo, esperienza, soggetti assolutamente “banali” sono al centro di immagini eccezionali:

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© 1x

 

E anch’io nel mio piccolo posso portare un paio di esempi, riportandovi anche il primo, banale tentativo che ho ovviamente scartato:

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Banalità!
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Meno Banalità!

Non è facile. Non è veloce. E richiede una certa dedizione. Ma una delle regole d’oro del fotografo è “fai in modo che la tua fotografia sia interessante – e non per il soggetto in sé, ma per cosa trasmetti”.

3. Persone, non (solo) luoghi

“Guarda, qui è dove abbiamo mangiato. E questa sono io a Piazza di Spagna. E qui Marco davanti al Colosseo. E qui ci sono i Fori Imperiali. Ah, l’Altare della Patria, vedessi com’è grande…”

Sembra interessante? No, vero? No.

Perché, se la nostra fotografia (intesa come il nostro atto fotografico) deve raccontare una storia, non può essere uno sconnesso insieme di cartoline. Ogni “pezzo del puzzle” deve narrare un aspetto del piccolo mondo che abbiamo visitato: la sua storia, le sue particolarità, l’aria che si respira, le sensazioni che si provano.

E, inutile dirlo, le persone che lo popolano sono il soggetto che più facilmente narra una storia. A parte il naturale senso di connessione che abbiamo con altri esseri umani, la varietà e l’originalità di individui che talvolta sono estremamente diversi da noi innalza le probabilità di scattare una fotografia interessante a livello esponenziale. E oltretutto, esulando per un attimo dal mero contesto fotografico, ci rende partecipi di un’altro bellissimo aspetto del viaggiare, e cioè conoscere persone nuove, curiose abitudini, modi di pensare diversi dal nostro e magari intriganti…

Per cui, prendete il coraggio a quattro mani (se non siete persone particolarmente abituate a parlare con estranei), fate un bel sorriso e chiedete: “posso farti una fotografia?”.

Vi faccio un lampante esempio, ricollegandomi anche al concetto di “banalità”. Questa è una foto che di certo non ci si aspetterebbe di fare passeggiando sul ponte di Brooklyn:

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Avete ancora dubbi?

P.S. Nota che mi sento di inserire a titolo legale/cautelativo: le persone sono un soggetto affascinante, ma questo genere di fotografia richiede una certa attenzione riguardo al fatto che il soggetto in questione potrebbe non gradire il nostro obiettivo puntato addosso. Al di là delle implicazioni legali (argomento troppo esteso anche solo da accennare), è veramente importante imparare a capire quando rinunciare ad una foto che avremmo tanto voluto fare, piuttosto di finire in guai grossi; soprattutto in parti del mondo con una cultura dell’immagine molto meno tollerante della nostra.

4. Le comodità dell’uomo moderno

Quando si è “turisti”, soprattutto in una grande e moderna città, è facile lasciarsi tentare da una visita cosiddetta “a spot”; selezionando cioè un po’ di punti interessanti da visitare e lasciando che la moderna tecnica dei trasporti provveda a farci arrivare sul posto in maniera comoda e poco faticosa.

Ed è qui che l’incauto aspirante fotografo di viaggio cede ad una debolezza che gli costa la perdita di una miriade di potenziali capolavori, che invece gli si sarebbero presentati di fronte all’obiettivo se solo si fosse sforzato di camminare per qualche chilometro.

Le strade, la gente, le piazze, i vicoli, i negozi, i bar, i carretti degli snack, i graffiti, le case, le porte, i poliziotti, gli artisti di strada, i festival alimentari, le parate di dragoni cinesi: tutte cose che difficilmente riuscirete a vedere se andate da lì a là con la metro. Per cui, se volete fare fotografia, lasciate perdere la comodità e camminate, anche se avete 8 KG di attrezzatura: non c’è modo migliore per portare a casa immagini che poi faranno dire ai vostri amici “ma dai, e questo dove l’hai trovato?!?”.

P.S. Naturalmente, questo non vuol dire che dovete per forza andare da una capo all’altro di Los Angeles a piedi… Ma esistono città il cui centro storico è sufficientemente ridotto da poterle visitare quasi totalmente a piedi.

P.P.S. Dimenticavo: evitate come la peste i Sightseeing Bus che vi portano in 2 ore in giro per la città seduti sul tetto!!

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5. Posti da autoctoni, non da turisti; orari da fotografo, non da villeggiante.

E infine… Un ultimo consiglio che riassume praticamente tutti quelli precedenti.

Regola d’oro: non farete mai fotografie intriganti se vi limitate a quello che c’è scritto sulla guida. MAI.

Se l’obiettivo (ahaha) della vostra fotografia è descrivere l’essenza dei luoghi che avete visitato… Bè, non la troverete certo a Piazza di Spagna, a Planet Hollywood, sotto la Tour Eiffel, o sulla Ruota Panoramica.

Esplorate, chiedete, fate amicizia con chi vi darà dritte su dove andare per scoprire cosa fanno veramente le persone che vivono lì, e non i turisti; in questo senso, piccolo consiglio  supplementare, viaggiare con AirBnb è quasi imprescindibile perché offre l’inestimabile opportunità di avere una sorta di “guida” che ci metterà a parte di tutti (o quasi) i segreti di dove vive.

E questo vale non solo per le città, ma anche (e paradossalmente, soprattutto) per i parchi naturali e le regioni del mondo note più per le meraviglie paesaggistiche che per le attrazioni urbane. Se andaste in Islanda solo per fotografare i Geyser, o al Sequoia National Park solo per fotografare il Generale Sherman (come se fosse facile, tra l’altro), portereste a casa solo immagini che (probabilmente) un sacco di gente ha già fatto – e magari pure meglio.

Intendiamoci: con questo non voglio dire che dette meraviglie non siano da fotografare, anzi, come ho detto prima, è proprio il fotografarle in maniera originale la sfida che rende bella l’esperienza. Quello che voglio suggerire è però di non fermarsi, di continuare ad esplorare, di visitare anche angoli che apparentemente non offrono nulla di interessante e che invece talvolta sono proprio quelli che nascondono gemme preziose.

E, cosa forse ancora più importante, non limitatevi mai agli orari convenzionali. Vuoi una bellissima foto dell’alba su Grand Canyon? Ti devi alzare alle 3 di notte. Vuoi catturare il momento perfetto in cui il giorno lascia il posto alla notte ad Hong Kong? Devi fermarti e aspettare. Anche se è tardi, anche se normalmente ci si aspetterebbe che tu metta giù la macchina e ti goda una buona birra visto che è 12 ore che sei in giro, se ancora la fotografia notturna della skyline di New York che hai fatto ancora non ti convince, spostati e fanne un’altra. Aspetta ancora per la luce perfetta e fanne un’altra.

Perché gustarsi una buona birra è bello, ma gustarsela rimirando una foto perfetta che ti ha richiesto forza di volontà, pazienza e tenacia… è molto meglio!!!

Alla prossima, e buone foto!!!

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