Brandon Stanton – Humans of New York

Humans of New York

Nel dicembre del 2014 ho compiuto uno dei migliori viaggi della mia vita: 9 giorni di esplorazione fotografica di New York, in totale solitudine e immersione in una delle città più meravigliose e stimolanti del mondo. Inutile dire che sono tornato rigenerato, entusiasta dell’esperienza e con con così tante fotografie da poter riempire un libro intero (cosa che ho poi fatto).

Alloggiavo in un simpatico appartamento a NoLIta (North of Little Italy, sempre pratici questi Newyorchesi), ospite di una gentile ragazza ucraino-americana che avevo contattato tramite AirBnB. Una mattina, zaino in spalla e pronto a partire per un’altra fruttuosa escursione, mi cade l’occhio su un libro appoggiato su una credenza. Lo trovo interessante e comincio a sfogliarlo: fu amore a prima vista.

Quel libro era Humans of New York, di Brandon Stanton.

Lo acquistai quel pomeriggio stesso presso la Strand, la storica libreria di New York.

Humans of New York

Mentirei se dicessi che la lettura di Humans of New York non mi abbia influenzato nel proseguimento della mia attività di fotografo, durante quel viaggio. Anzi: la verità è che trovai lo stile colorato, originale e personale di Brando Stanton immediatamente affine a ciò che stavo ricercando. Forse parlare di illuminazione è troppo, ma credo che il metodo con cui Stanton ritrae i suoi soggetti unisca tutto ciò che rende interessante un ritratto: luce perfetta, colori, personaggi intriganti e soprattutto una storia.

Humans of New York

Facciamo un passo indietro.

Brandon Stanton, classe 1984, inizia nel 2010 un suo personale “esperimento fotografico” aprendo un blog che si intitola, appunto, “Humans of New York”. L’idea è tanto semplice quanto geniale: ritrarre esclusivamente soggetti dell’area metropolitana di New York, farci due chiacchiere, scoprire qualcosa di loro e pubblicarne la fotografia sul blog, con una breve didascalia di poche frasi che delineano la “storia” della persona.

Humans of New York

Gli scatti si concentrano a volte sul viso, a volte sulla persona intera; spesso ritraggono solo dei particolari significativi (delle mani piene di anelli, dei tatuaggi, un bloc notes con dei disegni) oppure sono inserite in un ambiente più ampio. Singoli, gruppi, coppie, madri e figlie, fratelli, personaggi pittoreschi oppure comuni abitanti della Grande Mela: ognuno con qualcosa da dire, ognuno con la sua personale vicenda. La varietà e la bellezza della “Città che non dorme mai” si dipana sotto i nostri occhi, sotto forma delle persone che la vivono.

Humans of New York

Nel 2013, viene pubblicato il libro oggetto di questa recensione: Humans of New York. Ottiene subito un successo notevole, vendendo 30.000 copie in preordine e rimanendo per ben 26 settimane nella Top Ten del New York Times dei “Non-Fiction Best Seller”. Brandon Stanton, squattrinato fotografo di New York, diviene noto in tutto il mondo.

La cosa che più ho apprezzato in HoNY è proprio la sua semplicità ed efficacia, a partire dall’impostazione grafica.

Davvero: a fronte di mille tentativi (più o meno riusciti) di innumerevoli fotografi di impaginare un buon libro di immagini, spesso con risultati discutibili, Brandon Stanton (o chi per lui) presenta le sue opere con una struttura ordinata, fluida, ariosa. Alterna fotografie a pagina piena, immagini affiancate, spazi vuoti complementari, colori non dissonanti; c’è un senso di pulizia generale che rende la lettura estremamente piacevole.

Humans of New York

 

Le didascalie che accompagnano ogni fotografia sono inserite o all’interno dell’immagine stessa (quando non invadenti) oppure a lato o sottostanti, in un carattere chiaro e leggibile, in stampatello. Sono talvolta colorate, talvolta in bianco e nero. Spesso (quasi sempre, in realtà) sono citazioni di frasi dette proprio dal protagonista della foto; a volte sono commenti dell’autore, oppure semplicemente indicano la parte di NY in cui è stata scattata la fotografia.

Humans of New York

Come dicevo poco fa, lo stile di Brandon Stanton è perfetto per lo scopo che si propone: narrare le storie degli abitanti di New York. I colori sono vividi, ma mai ipersaturi; la composizione è pulita ed essenziale; ogni immagine contribuisce a creare un “rapporto” fra spettatore e protagonista, una “connessione” – che poi è lo scopo ultimo della fotografia di ritratto. Considerato che il 99% dei soggetti di Brandon Stanton non è certo una ragazza afghana con dei meravigliosi occhi verdi trovata in una tenda in una zona di guerra, la capacità di Stanton di renderli così interessanti è davvero notevole.

Ad oggi, Brandon Stanton è un affermato fotografo: oltre a proseguire il suo progetto a New York, ha attuato un progetto di reportage in 10 Stati del Medio Oriente, con il benestare dell’ONU; ha lanciato alcune campagne di Crowd Founding a favore di paesi come il Pakistan, ed ha persino ottenuto la concessione di intervistare Barack Obama in persona. La sua pagina Facebook ha 18 milioni di likes, e il suo profilo Instagram conta 7.7 milioni di Followers.

A chiunque di voi lettori aspiri a diventare un buon ritrattista, non posso che consigliare con tutto il cuore la lettura di Humans of New York!

Post Scriptum:

Tornato in Italia da New York, mentre selezionavo le fotografie, mi sono reso conto di aver ritratto anch’io uno dei soggetti più originali che compaiono nel libro… Consideratela un’appendice a “Due fotografi, un soggetto”!

A presto!

Humans of New York

Humans of New York

 

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